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Famiglia

Aumentano i tentativi di suicidio tra gli adolescenti: la difficoltà di relazionarci con gli adulti, il desiderio di competere e non deludere ci spinge in una solitudine dalla quale è difficile uscire

Il malessere di vivere

di Fabrizio Capecelatro

Inizialmente la mia intenzione era di redigere un articolo sull’indagine di mercato condotta dalla Società Italiana Pediatri sugli usi e i costumi degli adolescenti, ma alcuni recenti fatti di cronaca mi hanno indotto a modificare l’argomento. A distanza di pochi giorni, infatti, un giovane ragazzo milanese si è ucciso e un ragazza, nata in Italia, ma originaria del Bangladesh, ha tentato il suicidio. Il primo si è buttato dalla finestra del bagno di casa, dopo aver preso un 5 a scuola; la seconda, invece, si è lasciata cadere sull’asfalto proprio dal liceo scientifico che frequentava, forse per paura che i genitori volessero far ritorno al loro paese d’origine. È, però, impensabile che dietro due gesti così disperati ci fossero soltanto delle motivazioni così effimere e banali. Sicuramente le reali motivazioni sono ben altre, come l’incapacità di relazionarsi con il mondo esterno e con la società e una cronica insoddisfazione verso se stessi. Questi due giovani sono, infatti, giunti a questa scelta in piena solitudine e isolamento, tanto che nessuno avrebbe mai potuto immaginarlo. Come questi, molti giovani spesso non hanno il coraggio di esternare e comunicare agli altri ciò che li affligge e finiscono per vivere in solitudine le proprie angosce, tenendosi nascosti i problemi. Ciò è determinato soprattutto da un senso di vergogna verso la società, che troppo spesso identifica come colpa un problema.La società odierna induce, quindi, tutti noi a voler apparire sempre invulnerabili e sicuri di noi stessi, ma soprattutto a emarginare e allontanare chi ha un problema. Ciò provoca, soprattutto nei giovani, che maggiormente degli adulti sentono la necessità di appartenere alla società e di essere ben riconosciuti da questa, un incredibile pudore delle proprie preoccupazioni e delle proprie ansie. L’impossibilità di comunicare agli altri induce a tentare di risolvere autonomamente i propri problemi, che, così, sembrano insormontabili ed irrisolvibili, portando anche a gesti così estremi. Proprio la società moderna, con i modelli di perfezione e invincibilità che trasmette, fa sì che troppi giovani si sentano inadeguati e inadatti e, pertanto, siano perennemente insoddisfatti di se stessi. Se, però, a tale insoddisfazione si aggiunge un qualsiasi fallimento un giovane può sentirsi davvero perso, ma quel fallimento resterà pur sempre l’elemento ultimo e scatenante di una ben diversa sofferenza interiore. E, elemento che dovrà farci riflettere, è la considerazione che il maggior numero di suicidi, estrema espressione di un malessere, si verifica nelle società più opulente ed economicamente avanzate. Una competizione sociale basata sull’apparire più che sull’essere, una società che tende a discriminare e ghettizzare, crea una frangia di persone emarginate. E se l’emarginazione sociale svilisce e avvilisce ogni uomo, ancor più segna il destino l’incapacità a relazionarsi di un adolescente. I due giovani che in uno stesso quartiere di Milano hanno deciso, non in un momento di disperazione, ma al culmine di una fase di disadattamento, di togliersi la vita, il bene più prezioso che abbiamo e che dovremmo saper difendere contro ogni insidia, sono le vittime di una società che non ha avuto la capacità di mostrare loro modelli di vita diversi rispetto a quelli che gli stereotipi dominanti impongono. Impariamo allora noi giovani a comprendere quali debbano essere le priorità da prefiggerci, ma soprattutto imparino gli adulti a offrire modelli che sappiano anteporre all’effimero il sostanziale, al materiale lo spirituale, alla ricchezza di beni quella delle idee. Ci insegnino che l’indifferenza crea intorno a sé soltanto il vuoto, che l’egoismo genera soltanto esclusione ed emarginazione, che la solitudine produce soltanto individualismo. E si può essere soli anche tra una moltitudine di persone quando nessuno vuole o sa ascoltarci.

 

 
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