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A poco più di 40 anni dalla sua morte il Gruppo Editoriale Viator ha voluto ricordare il mito del grande Totò con questo libro: “Totò, vita e arte di un genio”, per la collana Finisterre, dedicata a Lettere e Arti, scritto a quattro mani. Edmondo Capecelatro ha rovistato con profondità nella vita del Principe, proponendo un'accurata e inedita analisi biografica, Daniele Gallo ha rivisitato la dimensione artistica di Totò, nelle sue varie espressioni di poeta, compositore e naturalmente grandissimo attore, massimo interprete del neorealismo italiano. Scritto con stile agile e scorrevole, il saggio si propone ai tantissimi suoi ammiratori che vogliono approfondire la conoscenza di un grande artista dal volto amico.

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Il senso di un simbolo

news da Peace Reporter

 

INCHIESTA SULLA RIMOZIONE DEL CROCEFISSO

La croce che divide

di Bruno Milone*

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha stabilito, con una sentenza che in Italia ha sollevato proteste pressoché unanimi da parte dei rappresentanti di ogni schieramento politico, di destra e di sinistra, che i crocefissi nelle aule scolastiche costituiscono “una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e, pertanto, vanno rimossi. La decisione del tribunale, una istituzione che controlla l’applicazione della Convenzione internazionale sui diritti fondamentali dei cittadini, o CEDU, approvata dai 47 paesi del Consiglio d’Europa, non avrà effetti pratici immediati per il nostro paese. Essa diventerà esecutiva e vincolante per l’Italia solo dopo che il ricorso presentato dal governo italiano verrà esaminato dalla Grande camera, una corte d’appello composta da 17 giudici, che potrebbe annullare o modificare il giudizio di primo grado. Né il Consiglio d’Europa, né la Corte europea sono organismi dell’Unione Europea, con i quali non vanno confusi. Pertanto, le proteste contro l’UE, sollevate da ambienti tradizionalmente ostili all’unità europea, perché accusata di negare le “radici giudaico-cristiane” del nostro continente, sono fuori luogo. Il Consiglio d’Europa è stato istituito con il trattato di Londra del 5 maggio 1949 e la Corte europea con la firma, da parte dei paesi membri del Consiglio, del CEDU nel 1950. Queste organizzazioni contano fra i loro membri paesi come la Turchia, l’Armenia e l’Azerbaigian, e sono state fondate con la finalità di garantire la tutela dei diritti dell’uomo, della democrazia e dello stato di diritto, ma anche di sviluppare l’identità europea, favorendo la condivisione dei valori al di là delle diversità culturali e religiose. Non conosciamo le motivazioni della sentenza, che non sono state ancora rese pubbliche, ma non è difficile capire le ragioni del provvedimento, che sono essenzialmente di principio: si vuole proteggere la neutralità della scuola, dove nessuno si deve sentire escluso o deve essere discriminato per le proprie convinzioni religiose. Sembra trapelare dalle intenzioni della Corte un significato di neutralità che non comprende solamente l’assenza di privilegi o trattamenti preferenziali per qualsiasi religione, ma elimina anche ogni riferimento religioso dagli ambienti e dalle persone che hanno funzioni pubbliche. La sentenza della Corte europea sembra sulla stessa lunghezza d’onda della legge varata in Francia alcuni anni fa, che proibiva l’ostentazione dei simboli religiosi (kippah, croci visibili e velo islamico) nelle aule scolastiche. La legge francese può essere un utile precedente per mostrare l’efficacia o meno di un intervento a livello dei simboli religiosi per affermare la laicità dello stato. Quando la legge venne promulgata, le periferie delle più grandi città francesi erano state scosse da una serie di rivolte che assumevano anche le caratteristiche di una contrapposizione tra le comunità religiose, arabi contro ebrei e cristiani o viceversa. Il provvedimento voleva impedire che l’esplosione della violenza settaria, che trovava alimento nelle condizioni di degrado sociale ed economico delle banlieue, contagiasse la scuola, e che anzi dalle aule scolastiche arrivasse un messaggio di dialogo e convivenza pacifica. Coloro che si opponevano alla legge, invece, temevano un abbandono in massa della scuola pubblica a favore di istituti privati con un preciso orientamento religioso e la fine quindi di ogni possibilità di comunicazione e di integrazione tra i diversi gruppi etnici e religiosi. Dopo alcuni anni di applicazione della norma, si è visto che insegnanti e studenti si sono adeguati ad indossare simboli religiosi meno vistosi e hanno continuato a frequentare la scuola pubblica, probabilmente perché il livello di neutralità delle istituzioni francesi è già elevato e un provvedimento del genere non è stato percepito come qualcosa di incoerente con la tradizione laica del paese, ma nello stesso tempo l’adattamento è stato solo esteriore perché le tensioni tra le diverse comunità religiose d’oltralpe non sono diminuite, e ciò dimostra come un divieto di per sé non spinga gli studenti e le loro famiglie ad una condotta più tollerante e aperta al dialogo, che escluda l’uso della forza, con chi professa un’altra fede o ha altri costumi. L’esperienza francese mostra come sia difficile conciliare la convivenza e il rispetto della libertà religiosa di ciascuno. In molti paesi del mondo, e l’Europa è fra questi, la libertà religiosa è considerata un diritto umano fondamentale. Ognuno può manifestare da solo o con altri, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo, a condizione che questa manifestazione non costituisca una minaccia per gli altri e per le istituzioni. Anche la tolleranza è un principio fondamentale e non può essere revocata se non per motivi legittimi, oltre ogni ragionevole dubbio. Limiti alla libertà possono essere messi solo in vista di fatti e minacce incontestabili, non a causa di preoccupazioni o sviluppi solamente possibili. Dal momento che la sentenza della Corte europea riguarda il crocefisso, bisogna dimostrare che il simbolo della croce spaventi, intimidisca o metta in pericolo qualcuno. Se un fatto del genere venisse accertato la croce dovrebbe sparire anche da tutti i luoghi esterni, comprese le facciate delle chiese. Ma non è possibile dimostrare in modo razionale e incontestabile che la croce produca un effetto simile. Essa nel corso del tempo ha assunto significati diversi e in suo nome sono stati commessi anche dei crimini. I massacri perpetrati dai crociati o le torture dei tribunali della Santa Inquisizione sono degli esempi del passato per i quali la Chiesa stessa ha chiesto il perdono, mentre in epoche più recenti la croce è stata brandita come un’arma dai razzisti del Ku Klux Klan e dai croati nelle pulizie etniche della guerra del 1991/95 nella ex-Jugoslavia. Ciononostante il crocefisso come simbolo patriottico, oppure come simbolo della superiorità razziale della civiltà occidentale, oggi appare una evidente distorsione e forzatura di minoranze estreme. Se esso è simbolo, afferma Enzo Bianchi, “lo è di una vita spesa, offerta da un uomo per gli altri uomini, per restare fedele a Dio fino ad accettare una morte violenta e infamante, fino ad essere ridotto a un maledetto. Sì, perché la croce, per chi è cristiano è esegesi dell’amore”. Un amore assoluto che si offre a tutta l’umanità gratuitamente. Ma se è così, i cattolici dovrebbero essere i primi a togliere il crocefisso dai luoghi e dai contesti che ne negano l’autentico significato, oppure vietarne l’uso ai neo-fanatici della croce, quelli che la vorrebbero simbolo della “civiltà cristiana”, naturalmente opposta e in guerra con le altre civiltà, connotate tutte dall’appartenenza religiosa, soprattutto contro quella islamica. Un simbolo d’amore come la croce, ad esempio, non può essere più rappresentato sulle bandiere degli Stati, perché ancora le loro truppe sono impegnate nei conflitti e nelle guerre che insanguinano il nostro pianeta, e non c’è nulla di più tremendo che provocare contro un nemico il disprezzo del proprio Dio. Scrive Francesco Merlo, che il disprezzo di Dio annichilisce, mentre quello dell’avversario di turno è relativamente sopportabile, limitato e contingente: “Il disprezzo di Dio è invece assoluto. Dinanzi al disprezzo di Dio l’unica arma possibile è un altro Dio. E quando si muovono gli dei la catastrofe è assicurata, cielo e terra si mescolano, arrivano diluvi, cataclismi, campi di concentramento: l’ira di dio”. Quindi c’è bisogno di un uso pieno di rispetto di ciò che rappresenta il simbolo della croce, non un uso indiscriminato che lo rende invisibile e causa indifferenza. Nel 1953, il primo giorno di apertura della sua scuola popolare, don Lorenzo Milani tolse il crocefisso dalla parete della sala parrocchiale «perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella fosse una scuola confessionale». Spiegò il suo gesto in una lettera del maggio dello stesso anno: “se uno mi vede eliminare un crocefisso non mi darà dell’eretico, ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato perché da un cattolico è posto”.

 

* Docente di Storia e Filosofia, è autore di saggi su democrazia, differenza culturale, etica e giustizia

 

 

 

 

 

 
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